Collezione
"Dentro
l'immagine"
Titolo:
"peccato originale"
Tecnica:
ingrandimenti da fotocopiatrice laser e stampa fotografica su carta
Anno: 1992
Serie:
"Dentro l'immagine"
Dimensioni
Studio Sistina: cm. 100 x 70 su carta
fotografica
bozzetti Studio Sistina: cm. 30 x 40;
cm 13 x 18 fotocopie su carta
registrazione
S.I.A.E. Sez. O.L.A.F.
Tutti i diritti riservati
| www.federicocaramadre.com |
Dentro l’immagine: in modo
panofskyano Federico Caramadre Ronconi ci invita a guardare un’immagine per
vederla, e per vederla in modo differente, con sguardo altro,
sensibilità altra, al fine di giungere ad un visione che superi
l’apparenza e si inoltri nei meandri della significazione. Uno spunto, un input,
una ricerca di metodo, quella che Caramadre propone attraverso questo ciclo di
opere che si sofferma, attraverso una lettura “aperta”, sui capolavori del
passato, proprio quelli su cui la nostra attenzione ormai sorvola, su cui il
nostro occhio si posa in maniera distratta e veloce, complice la sicurezza della
già avvenuta conoscenza. Come avviene in questo frammento intitolato Sistina,
peccato originale estrapolato dal celeberrimo capolavoro michelangiolesco
narrante la genesi e la storia dell’umanità tutta. La volta della cappella
Sistina rappresenta l’abc per ogni studioso di storia dell’arte ma, per il suo
successo indiscusso, passato e presente, è ormai luogo comune per qualsiasi
persona sensibile o meno all’arte. Proprio per uscire da uno sguardo comune,
l’artista ci propone una lettura dentro l’immagine e ce la propone con un
metodo estremamente innovativo, considerando che l’opera di Caramadre risale al
1992, periodo in cui l’elaborazione digitale delle immagini era ancora qualcosa
di pressoché sconosciuto. Ci conduce al dentro, ovvero ad una lettura non
superficiale e preconcetta, lavorando sul frammento, su di una porzione, che,
però, semanticamente racchiude il tutto, un concetto universale, il peccato,
incarnato nel volto di Eva, la peccatrice primigenia, essa stessa assunta a
simbolo della violazione, metafora della deviazione ed allontanamento dalla
grazia divina. Questo procedimento, dicevamo, risulta estremamente innovativo e
prefigura l’attuale e spesso abusata tecnica digitale dell’elaborazione delle
immagini: in Sistina l’artista non ha utilizzato alcun supporto di
riproduzione digitale, essendo rappresentato, l’unico mezzo tecnologico di
questa esperienza, da una comune fotocopiatrice laser. Fotocopiando, dalla scena
del Peccato originale, solamente il volto di Eva ed una porzione in secondo
piano, ma tutt’altro che marginale, del corpo di Adamo, Caramadre ha poi
proceduto a degli ingrandimenti della suddetta scena fino a giungere alle misure
cercate. Quindi ha scattato delle fotografie al frammento ottenuto dagli
ingrandimenti e ha stampato, su carta fotografica e su lamiera decapata, l’opera
fino alle proporzioni desiderate, di 100 x 70 cm. In questa serie di passaggi
l’artista si è concentrato, oltre che sul valore semantico del soggetto, su
quello cromatico: dai colori michelangioleschi si è giunti ad una tonalità
totalmente irreale, stravolta, evanescente, con una marcata inversione dei toni,
i chiari convertiti in zone d’ombra, le parti scure solarizzate. L’immagine
diviene così, alla fine del processo di elaborazione, difficilmente decifrabile
e va a perdere il collegamento immediato ed istintivo con la sua fonte, tanto da
indurci a riguardare proprio questa, l’immagine michelangiolesca, in modo
differente, interrogandola rispetto ad altri quesiti e finalità. È così che il
nostro sguardo da distratto diviene senziente ed inquisitorio, si inoltra in una
lettura ampia e deduttiva. È così che un capolavoro del passato torna a parlarci
grazie all’intermediazione dell’arte contemporanea.
PIERA PERI