DEUS VULT
Antefatto
Ore 13.12
Ore 16.12
Diario
Luoghi visitati
I Templari
La Couvertoirade
Il rientro
DATA: - Venerdì 13 aprile 2001 - Ore 06.45
LUOGO: -
Strada provinciale – Centro Italia
DEUS
VULT
“Comunque l’alba ha dei colori diversi da quelli del
tramonto... Noo, guarda come sale l’alba...”
E con queste perle di saggezza,
dispensate senza remore dal buon Paolo Pero, a bordo della sua infaticabile
Nissan,
iniziamo un nuovo viaggio alla volta di non ho capito bene dove di sicuro al
sud della Francia.
Ore 13.12 –
Autostrada - Italia
In pieno coprifuoco lessicale (in vigore dalla
mezzanotte di giovedì 12 aprile 2001), dopo aver collezionato ben 11 franchi di
multa, in coincidenza con l’uscita autostradale di Finale Ligure, il
sottoscritto, Paolo Pero, si liberava l’anima invitando l’irriverente Federico
Caramadre R.I.C. ad andare...!!!
Sclano, alla guida, è vistosamente teso,
Kramer (Caramadre) insiste nel suo "gatteggiamento" indisponente.
Alla via così!
Nell’automobile siamo in tre: il buon Pero,
tale Gianluca Sclano,
programmatore, e il sottoscritto.
La vettura è ancora quella del Pero, la
medesima che con onore ci ha condotto la scorsa estate in un delirante giro tra
Spagna e Portogallo, "El
Viaje". Siamo ancora in tre, anche se qui il Signor Vryonis, uomo di
cultura che ci ha accompagnato nel viaggio precedente, è stato rimpiazzato dal
tale di cui sopra.
Per ingannare il tempo, e per testare la
nostra forza di volontà, il buon Pero propone un giochetto cretino che consiste
nell’auto multarci di un franco ogni qual volta venga pronunciata una parola volgare.
Naturalmente si sono sprecati fiumi di parole nell’accordarci su cosa fosse
volgare e cosa no, e in tal modo devo dire che abbiamo macinato molti
chilometri senza avviso.
Allo scadere dei termini, ovvero la
mezzanotte successiva, praticamente a viaggio di andata concluso, il sottoscritto
ha collezionato 1 multa, con dubbia discussione su altre 2, il programmatore Sclano 14
sanzioni, il buon Pero ben 29, senza contare le ulteriori male parole debordate
dalle sue empie fauci allo scadere dell’ora fatidica. Da questo abbiamo desunto
che il linguaggio del buon Pero, quando senza freni o fuori controllo, potremmo
definirlo con un lungimirante eufemismo "colorito".
Ore 16.12 –
Autostrada - Francia
Percorsi 769 chilometri. Credo dovremmo essere
dopo Brignoles.
Il Caramadre è alla guida della trionfale Nissan; lo Sclano, al suo fianco,
vaneggia in italo-francese... Il gioco al massacro si fa sempre più duro,
che succederà a mezzanotte?!
Saremo a vedere!!!
Paolo Pero
Diario
Antonio
Sclano vive in un paese di minatori nel sud della Francia.
È uomo colto, vivace, allegro, sulla soglia dei settanta.
Vive in una casetta che ha praticamente costruito con le
proprie mani, dopo i sessant’anni, rimasto solo dopo la separazione dalla
moglie, donna cui ha lasciato tutto, palazzetto nei pressi di Parigi incluso.
Viene dalla Toscana, terra generosa in cui ha lasciato tutto,
palazzo di famiglia incluso. È un emigrante, in terra di Francia praticamente
da sempre, uomo che ha ricominciato da capo oltre la soglia della mezza età:
dipinge, colleziona minerali, si dedica al suo giardino e alle innumerevoli
piante di ortaggi provenienti un po’ da tutto il mondo, disseminate ovunque
nella sua piccola dimora, oltre a trascorrere il tempo costruendo la sua casa
“a strati”, poco alla volta, e frequentando clubs per imparare
a dipingere, imparare a distinguere le pietre durante le escursioni organizzate,
imparare a lavorare con il computer, imparare…
Antonio Sclano ha un figlio handicappato che vive con lui,
Bruno, e una cagnetta che vive per Bruno, Windy.
Di portatori di handicap ne ho frequentati molti, e sinceramente Bruno non mi sembra uno di quelli: sa essere completamente autosufficiente, non si irrita mai, è talmente ben educato (nel senso più letterale del termine) da far arrossire di vergogna qualsiasi “normodotato”, ha un bell’aspetto, maniere gentili, una innata capacità di intenerirti il cuore, uno spiccato senso dell’ospitalità e tutto di quello che più banalmente potrei definire “savoir-vivre”. Più volte, nell’arco di queste intense giornate, sia io che il buon Pero, e anche suo cugino Gianluca, ci siamo imbattuti nel suo sguardo, cui è seguito immancabilmente un cenno di comprensione sempre pienamente aderente al momento, nonostante l’handicap, nonostante si parlino lingue diverse. Allora ti viene da pensare, e la sensazione in quei momenti t’arriva forte e netta come un treno che deraglia sulle gengive delle tue instabili certezze, che se ci si capisse così con le persone “normali” il mondo sarebbe diverso, migliore, e che finora non hai capito proprio niente.
Antonio Sclano non capisce perché, ma da qualche tempo in Italia gli handicappati vengono chiamati "disabili". Sostiene che Bruno è abile in tutto, sa fare praticamente qualsiasi cosa, solo, semplicemente, è portatore di un handicap, peraltro non invalidante.
Antonio Sclano, Bruno, il buon Pero, Gianluca, il
sottoscritto, Windy e la Nissan, non hanno fatto altro che girovagare per due
giorni sulle strade del sud della Francia, nell’intima convinzione, mia e del
Pero, che “il mondo è un immenso bar” e va dunque frequentato. Antonio alla
guida è un rallysta, ma “non fa cose che non sa fare”, dice testualmente. Ci
parla dei luoghi che ci porta a visitare, a volte ci cucina delle cose
prelibate, per lo più coltivate nel suo orto, altre volte ci suggerisce cosa mangiare
nei ristoranti dove amiamo fermarci. È il cicerone che qualunque viaggiatore
vorrebbe conoscere. Con lui abbiamo percorso molti chilometri (qui le distanze
sono relative) tra bellezze naturali che sanno di preistoria e villaggi
medioevali che sanno di inquisizione ma che, stranamente, ti infondono nello
spirito un senso di pulizia, di pace e di serenità, un po’ come lo sguardo di
Bruno.
Ciao Sclano, e grazie, il tuo mondo mi resterà sempre dentro.
Alla prossima vita, allora.
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Luoghi
visitati
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Alès – mercato arabo e l’Hermitage
St. Ambroix – tempio pagano
Uzès
Avignon
La
Couvertoirade
Un village médiéval de fondation
templière qui a su défier le temps et les hommes
A la fin du Xlle siècle, aux confins du plateau du Larzac, le commandeur
Templier de Sainte-Eulalie ordonne la construction d'un chàteau. Celui-ci
existe toujours, il est à l'heure actuelle un des rares en bon état de
conservation en France. Plus tard, au
XIVème siècle, les chevaliers de Saint-Jean de Jérusalem bàtirent l'église. Au
siècle suivant ce sera l'enceinte fortifiée avec ses tours et ses murailles
tou-jours intactes aujourd'hui. Du sommet du chemin de ronde de l'enceinte que
l'on peut parcourir en partie, le village offre un remarquable ensemble
architectural.
Sa visite vous
révélera de nombreux
et variés aspects de la vie des populations
caussenardes jusqu'à l'aube du XXème siècle.
I Templari
Storia
Ordine dei Poveri Cavalieri di Cristo e del Tempio di Salomone,
nasce intorno al 1118 a Gerusalemme, conquistata pochi anni prima dall'esercito
Crociato. I membri originali sono nove Francesi che si prefiggono di proteggere
le strade della Terra Santa contro gli attacchi dei Saraceni. Il Gran Maestro è
HUGUES de PAYNS, un nobile dello Champagne (anche se alcuni commentatori
sostengono che fosse un italiano di nome Ugo di Pagani) che è in buoni rapporti
(di parentela?) con l’abate Bernardo di Chiaravalle, la maggiore autorità
ecclesiastica dell'epoca. Il Re di Gerusalemme Baldovino II concede loro di
risiedere in quello che si credeva una parte dell'antico Tempio di Salomone. E'
così che prendono il nome di Cavalieri del Tempio o “Templari”.
Grazie al sostegno di Bernardo presso la chiesa, i Templari
ricevono l'approvazione papale e viene così creato il primo Ordine di Monaci
Cavalieri della storia. In breve tempo divengono dei modelli militari e
spirituali per tutto l'Occidente. Le loro gesta eroiche in battaglia, la loro
dedizione, il loro sacrificio, esaltano l'Europa. Si strutturano secondo delle
gerarchie ben precise, e grazie alle numerosissime donazioni degli aderenti,
raggiungono un livello di ricchezza che non ha eguali in tutta Europa. Ma il
loro potere comincia ad attrarre invidie e gelosie. Inoltre, con l'ascesa al
potere del Saladino, gli “infedeli” cominciano a riguadagnare terreno, fino
alla riconquista di Gerusalemme. Nel 1291, infine, anche l'ultimo baluardo
Cristiano, San Giovanni d'Acri, cade in mano Saracena. E' finito, dopo quasi
due secoli, il regno Franco d'Oltre Mare.

Fissato il quartier generale a Cipro, i Templari tentano assieme
agli Ospitaleri (i futuri cavalieri di Malta), di riorganizzare una Crociata.
Le loro ricchezze sono ancora immense e i possedimenti sterminati. Ma ormai in
Europa l'interesse per la Terra Santa va scemando e le eroiche imprese militari
dell'Ordine passano nell'oblio. Il Re di Francia, probabilmente per
impossessarsi del tesoro del Tempio (a cui doveva delle ingenti somme prese in
prestito), organizza un blitz segreto e Venerdì 13 Ottobre 1307 fa arrestare
tutti i Templari del Regno. Poco tempo dopo i Cavalieri vengono posti sotto
processo negli altri Stati Europei. L'accusa è di eresia, sputo sulla croce,
sodomia, adorazione di un idolo. Sottoposti a tortura, i Monaci confessano
quasi tutte le accuse e con bolla pontificia l'Ordine viene soppresso nel 1312.
Infine, dopo varie esecuzioni, l'ultimo Gran Maestro Templare, Jacques de
Molay, viene bruciato vivo su un isolotto della Senna. E' il 18 Marzo 1314.
Eredità
Da un punto di vista tecnico, l'eredità materiale dei Templari,
almeno in Francia, finì nel patrimonio degli Ospitalieri. Da un punto di vista
spirituale sono molte le organizzazioni che rivendicano una continuità con
l'Ordine. Fin dai tempi di Dante si è diffuso il concetto di Neo-Templarismo,
associato alle finalità più nobili che i Monaci Combattenti avevano saputo
incarnare, e spesso circondato di mitologia ed esoterismo.
Il rito di accoglienza di un Templare venne in parte adottato dalla
Massoneria, che esplicitava in tal modo un retaggio non troppo nascosto.
Persino in Scozia, dove si dice che si fossero rifugiati i Templari braccati
dalle autorità, nacquero leggende associate all'Ordine, storie che confluirono
in qualche modo nel folclore locale e nei riti massonici. Si racconta che nella
battaglia di Bannockburn, in cui Robert Bruce sconfisse Edoardo II, inaugurando
così il Regno di Scozia, avesse combattuto uno schieramento di Cavalleria
Templare, determinante per le sorti del conflitto.
Persino i circoli alchemico-occultisti o esoterici come i
Rosa-Croce, o accolite tedesche tuttora in circolazione, si ispirarono ai
Templari e ai loro rituali, veri o presunti che fossero. Anche in Italia esiste
un'organizzazione Neo-Templare impegnata nella rivalutazione dei Cavalieri che
chiede riconoscimento da parte della Chiesa con l'annullamento della bolla
pontificia che soppresse la Confraternita.
Vale la pena ricordare, inoltre, come un poema del XIII secolo,
scritto da Wolfram von Eschenbach (forse un Templare lui stesso) legasse
indissolubilmente i Templari alla custodia del Santo Graal e forse anche
all'eresia Catara, poi distrutta nel sangue.

Le ramificazioni che storia e leggenda hanno riservato ai Monaci
Combattenti, portano ad un'infinità di percorsi misteriosi, intriganti,
equivoci, eroici, e per certi versi ancora da esplorare. E' di questi tempi, ad
esempio, il rinnovato interesse per la Sacra Sindone di cui i Templari, secondo
alcuni, furono custodi per un certo periodo e di cui forse conoscevano meglio
di chiunque altro la vera origine. C'è chi ha addirittura ipotizzato che in
realtà l'immagine sulla reliquia altro non fosse che il ritratto di Jacques de
Molay.
Un altro sentiero d'indagine è quello che ci conduce ai misteri di
Rennes Le Chateau e dell'Abate Saunière, e da qui alla fortezza di Montsegur
e ai Catari, interrogativi dai risvolti inquietanti e ancora senza risposta,
nonostante le ricerche estenuanti.
Recentemente è stato chiesto al Vaticano un processo di revisione
che cancelli la condanna ecclesiastica dell'Ordine e rivaluti ufficialmente la
figura dei Templari, così come è stato fatto per Galileo Galilei.
Cosa resta
A partire dal riconoscimento papale dell'Ordine, cominciarono a
confluire nelle mani dei cavalieri enormi proprietà terriere, denaro e benefici
sia personali che per i sostenitori. Ben presto tutta l'Europa occidentale era
disseminata di possedimenti e case Templari. Dall'Inghilterra alla Sicilia si
configurava una rete di Abbazie, stazioni, castelli e chiese, ben amministrati
e collocati all'interno di uno schema ordinato e complesso allo stesso tempo.
Nonostante la soppressione dell'Ordine nel 1312, restano ancora numerosissime
testimonianze architettoniche degli edifici Templari. Soprattutto Londra,
Parigi e la Francia meridionale, sono disseminate delle loro vestigia. Ma anche
in Italia non mancano abbazie e chiese che una volta erano appartenute
all'Ordine. In un monastero vicino Latina resta ancora un'iscrizione
magico-misterica che si ritrova in altri possedimenti Templari:
S A T O R
A R E P O
T E N E T
O P E R A
R O T A S
A Parigi e Londra esistono ancora i quartieri denominati "Il
Tempio", coi resti di varie costruzioni risalenti al XIII secolo. Diffuse
un po' ovunque sono anche piccole chiese e sepolture dei Cavalieri. Spagna e
Portogallo, due dei paesi in cui la persecuzione contro i Cavalieri del Tempio
si è manifestata in maniera nettamente più moderata, conservano un numero
notevole di fortificazioni, chiese, abbazie, torri e stazioni riconducibili
all’Ordine. In particolare in Portogallo i Templari confluirono nei Cavalieri
di Cristo, che ne mantennero pressoché intatte le caratteristiche originali
fino al XVI secolo. E' interessante notare a questo proposito che Cristoforo
Colombo aveva sposato la figlia di un Maestro dell'Ordine e che le tre
caravelle che salparono verso le Americhe nel 1492, portavano ben evidente
sulle vele la croce Templare.
Per quanto riguarda la Francia, dove l'Ordine ha avuto origine,
dallo Champagne, i possedimenti dei Monaci Combattenti si diffusero ben presto
in tutto il Regno, fino a sconfinare in Linguadoca (allora indipendente dalla
Francia), dove ebbero un successo e una popolarità enorme. In tutta la regione
ci sono tuttora una infinità di costruzioni d'epoca Templare che custodiscono
segreti e storia di un'epopea straordinaria.
Ovviamente, nonostante le distruzioni perpetrate dai Saraceni,
restano delle vestigia anche in Terra Santa, a testimonianza di quasi due
secoli di permanenza.
Inoltre in vari musei sparsi in tutto il mondo si possono ammirare
armi, utensili e numerosi altri reperti, oltre a documenti manoscritti, mappe,
sigilli, emblemi e scritture contabili.
Armi e Battaglie
L’Ordine dei Templari prevedeva la schiera dei Cavalieri
propriamente detti, oltre a Sergenti, Porta sigilli, Gonfalonieri, Scudieri e
inservienti vari. L'addestramento del combattente era rigorosissimo e
durissimo. Nel giro di pochi anni divennero il contingente Crociato più temuto
dal nemico. I Saraceni, contrariamente al loro costume, nel caso in cui
riuscivano a farli prigionieri, non li lasciavano vivere a meno che non fossero
stati disposti a rinnegare la propria fede. Cosa che sembrerebbe improbabile si
verificasse.
In varie occasioni i Templari furono decisivi per la sorte di una
battaglia e sempre comunque si schierarono in prima fila di fronte all'esercito
nemico. Il loro sacrificio in termini di vite umane fu enorme.
Anche se a volte ci furono contrasti tra il comando Crociato e gli
ordini Militari, la loro reputazione di Combattenti non vacillò mai. A loro si
deve l’aver riscattato Riccardo Cuor di Leone dalla prigionia. Continuarono la
guerra con tutto il loro impegno fino alla caduta di San Giovanni d'Acri, nel
1291. Durante l'assedio di Acri il Gran Maestro, Guglielmo di Beaujeu, morì nel
corso di una rischiosa sortita contro le preponderanti forze nemiche.
I Templari tentarono di riorganizzarsi, ma andarono a scontrarsi
con l'indifferenza dell'Europa che era troppo presa dalle lotte intestine,
ormai disinteressata a territori lontani che si erano rivelati così difficili
da difendere.
Li avrebbe attesi un destino tragico e imprevisto, che incornicerà
nel mito una delle pagine più controverse della storia, contro il quale non
seppero o non vollero reagire...
IL RIENTRO
17 aprile 2001 – Pont du Gard
Meraviglia architettonica romana. I francesi sono
abilissimi nello sfruttare quel poco che hanno. Qui il turismo è un’industria,
da noi un sogno. Anche troppo industria, tanto da far perdere quel sapore di
verità che in Italia per fortuna è ancora vivo. Tutto è molto “eurodisney”,
quasi al punto di non farti più capire cosa sia stato ricostruito in favore
dello “spettacolo pro-turista” e cosa invece sia vero, databile impronta della
storia.
Salutato con piccolo rammarico Antonio, Bruno e Windy,
che ci hanno accompagnato sin qui, si parte alla volta di Avignone, poi Italia.
17 aprile 2001 –
Autostrada, oltre il confine francese
Confine Francia-Italia ore 16.30 – Finale Ligure ore
19.05
Causa fila disumana, uscita a Finale Ligure, direzione Aurelia.
Belin, speriam bene!
Rientro alle 19.50 in autostrada al casello di
Albissola. Abbiamo attraversato Savona. Il tratto di Aurelia percorso è sul lungomare.
Si preannuncia nuova coda a Genova…..
Al km 175936 il tachimetro dell’auto si è afflosciato
inspiegabilmente, niente contachilometri, niente indicatore di velocità. Siamo
nei pressi di Lucca, presumibilmente a circa 300 km da casa.
(Appunto postumo scritto la mattina del 17
aprile duemilauno nel parcheggio di Nepi)
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