Hermes Art Studios - Arti Plastiche


Progetto e realizzazione di una scultura in marmo raffigurante

Padre Pio da Pietrelcina

Atelier Hermes. Monumento a Padre Pio. Clicca per ingrandire l'immagine Atelier Hermes. Monumento a Padre Pio. Atelier Hermes. Monumento a Padre Pio.

 

 

Storia di una scultura

L'aneddoto

C'era una volta un paese chiamato Nepi, in cui un gruppo di donne si raccoglieva spontaneamente in preghiera, indirizzando alla memoria di un frate di Pietrelcina la propria devozione. Tra un viaggio e l'altro, in pellegrinaggio tra i luoghi che furono del Beato Padre Pio, le donne maturarono l'intenzione di acquistare una statua che lo raffigurasse, per poi sistemarla nel paese, cosa che, del resto, sembrava essere iniziativa di largo uso nell'Italia di quegli anni.

Le pie donne iniziarono così a reperire il denaro necessario, improvvisando banchetti per la vendita di dolciumi fatti in casa durante le feste patronali e altre ricorrenze, organizzando pesche e lotterie di beneficenza, tentando così di accumulare la somma necessaria all'acquisto della riproduzione.

L'ipotesi più accreditata, ovvero quella di comperare una statua di produzione seriale, cedette presto il posto a una più ambiziosa, proposta da tre ragazzi che nel frattempo avevano aperto uno studio d'arte proprio nel paese: lavorare alla realizzazione di una scultura che fosse un pezzo unico, originale, progettato esclusivamente per questa iniziativa. L'idea non trovò un sostegno immediato, né di pubblico, né da parte delle istituzioni, ma si risolse poi col tempo essere la più soddisfacente.

I bozzetti

Tra i giovani dello studio d'arte e le pie donne vi furono molti incontri, al fine di convenire tipologia dell'opera e materiali.

La direzione dei lavori fu affidata a Federico Caramadre, mentre gli artisti Davide Dormino e Vincenzo Montini, artisti fondatori del gruppo, iniziarono a realizzare i primi disegni su cartoncino. Davide, per mettere in risalto le capacità ritrattistiche dello studio, Vincenzo, quelle progettuali.

Si decise così, di comune accordo, di concentrarsi sull'ipotesi di un'opera in marmo bianco di Carrara, con dimensioni leggermente maggiori di quelle naturali.

Davide Dormino realizzò un bozzetto raffigurante il beato. Disegnato in piedi, con mano benedicente, esempio di iconografia classica molto presente nell'immaginario collettivo, il Padre Pio raffigurato piacque molto al del gruppo di preghiera, ma questa ipotesi formale fu scartata dallo studio d'arte, che propose di lavorare a un progetto meno scontato, che avesse alla base uno studio dettagliato dei significati, e dunque dei perché, della futura opera.

Fu così che Vincenzo Montini declinò la progettazione dell'opera in favore di Federico Caramadre, riservandosi di concorrere alla realizzazione tecnica, da affidare alle capacità ritrattistiche e plastiche del Dormino.

bozzetto n.1 bozzetto n.2 bozzetto n.3 - postura effettiva della statua bozzetto n. 4 - proprietà Roberto Paggi bozzetto n. 5 - studio bozzetto n.6 - studio
bozzetto n.1 bozzetto n.2 bozzetto n.3 - postura effettiva della statua bozzetto n.4 - proprietà Roberto Paggi bozzetto n.5 - studio bozzetto n.6 - studio

L'idea e il progetto

Perché banalizzare una figura plastica applicando il modello iconografico del santo in piedi con una mano sul petto e l'altra levata in aria a mo' di ammonimento e benedizione ai fedeli? Perché si capisce prima, direte voi. E invece no, troppo facile, dico io. Perché perdere un'occasione così rara come l'esecuzione di una scultura facendo la copia di un'immagine vista e rivista che a distinguere tra una statua e l'altra il soggetto ritratto o l'autore bisogna giocarsi i numeri al lotto? Perché è più semplice e si guadagna denaro subito, direte voi. Indubbiamente. Ma chissenefrega, dico io. Questo è quanto, e questo da solo dice già tutto. Avevamo stabilito che Davide avrebbe lavorato alla formatura dell'opera, e che in quanto studio d'arte gli avremmo dato una mano. L'intervento di un pantografo ci avrebbe tutelato da eventuali errori, imperdonabili, poiché si sa, col marmo non si torna indietro, una volta che una porzione di pietra necessaria è stata tolta mancherà per sempre, e non ci sarà più nulla da fare, si potrà solo iniziare da capo...

 

Per la verosimiglianza dei tratti del volto non avevamo dubbi, Davide è un ottimo ritrattista. Rimaneva da stabilire cosa dovesse fare il  Beato, che posizione dovesse assumere il frate. Da una parte, sentivamo la necessità di cogliere l'aspetto più vicino all'uomo, dall'altra l'atteggiamento della statua non poteva di certo essere del tutto banalmente figurativo. Si poteva partire solo da due punti fermi, le nostre due uniche certezze. Davide avrebbe lavorato alla forma, così pensai di partire da questi due fattori: l'uomo che rappresenta e l'uomo che deve essere rappresentato.

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L'uomo che rappresenta e l'uomo che deve essere rappresentato

Padre Pio, beato, in odore di santità al momento della realizzazione dell'opera, frate con le stigmate, frate con un segno inciso, uomo duro e schietto, uomo severo e forte. Quante volte avrà guardato le sue piaghe? Quante volte si sarà chiesto perché?

Davide, scultore, un po' istrione, un po' dongiovanni, di grande talento, con sorprendente capacità mimetica, imitativa di qualsiasi cosa, che siano idee, oggetti o persone. Un grande pregio per chi è chiamato a riprodurre un sorriso, uno sguardo, un particolare. I suoi modelli in scultura: Rodin e Michelangelo.

Come trovare la tangente che segna queste due figure? Semplice, con due strumenti cari a chi scrive queste righe: il paradosso e l'analogia.

Ho pensato a Padre Pio, lì, sulla sua sedia, occupato a guardarsi una mano, ai riflettere sui perché, a pensare.

E allora mi sono ricordato di una mattina a Parigi, una mattina a passeggio con Davide, una mattina in cui ci siamo trovati di fronte al "pensatore" di Rodin. Anche quell'uomo, raffigurato da Rodin, è un pensatore seduto, ma guarda nel vuoto, davanti a sé, e non dentro di sé. Figura nota alla storia dell'arte, il pensatore è inserito nella "porta dell'inferno", realizzata da Rodin, che per questo lavoro si ispirò alla Divina Commedia. Non mi rimaneva che rivolgermi a Dante. Se il pensatore di Rodin nasceva dagli inferi, di sicuro il frate di Pietrelcina tendeva al paradiso. Scelsi di consultare il testo estraendo il libro del Paradiso della Divina Commedia dalla mia biblioteca.

Aprii una pagina a caso, del Paradiso di Dante, e lessi:

Paradiso; canto XXXII

Affetto al suo piacer, quel contemplante

Libero ufficio di dottore assunse

E cominciò queste parole sante:

La piaga, che Maria richiuse ed unse,

...

Nell'ordine... ...i terzi sedi,

Siede Rachel...

(Canto che parla dei Beati)

Un canto sui beati, che li racconta seduti, e parla di piaghe. Se fosse un caso sarebbe roba da non crederci.

Dante. Rodin. Padre Pio come "il pensatore".

Iniziai a tracciare delle linee, direttrici, diagonali, quelle delle gambe, quelle delle braccia, le assi del corpo, seguendo lo schema di forze del pensatore ottenendo così delle varianti progettuali adatte per la rappresentazione del frate, che invece di guardare davanti a sé guarda dentro di sé, sulla mano.

Allora l'altezza delle ginocchia, uno maggiore dell'altro rispetto alla linea di terra, così per le spalle, poi gli intrecci, le asimmetrie e gli equilibri, tutto buttato su carta, tutto lì. Ho chiesto a Davide di posare, ho scattato delle foto, stessa posizione della scultura, ho pensato, se assume la stessa posizione e si rivede in foto per lui sarà più facile ritrovare quelle direttrici dinamiche del corpo, rappresentare quelle spinte nella materia.

Poi il pensiero a Michelangelo: allora di sicuro marmo e non bronzo, allora il non finito.

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Padre Pio dovrà prendere forma gradualmente dalla materia informe, dalla pietra. La figura dovrà essere iscritta all'interno di un triangolo equilatero immaginario il cui vertice sarà la testa, e la definizione dovrà essere maggiore man mano che si salirà dal basso verso l'alto. Poi le misure del basamento e il materiale, i gradoni, i numeri di quelle misure, i calcoli matematici significativi e tre dettagli, sulla figura, indipendentemente dall'ascesa della definizione, sì, dovranno esserci tre particolari figurativamente curati. Il resto, all'atto dell'esecuzione.

Federico

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La realizzazione plastica

Dopo aver plasmato il ritratto del volto in creta, Davide Dormino, con l'aiuto di Vincenzo Montini, seguendo le impostazioni del progetto, applicò strati di iuta e gesso su di una armatura in ferro montata su carrello, fino ad abbozzare quelle che sarebbero state le masse del corpo su cui applicare la testa in creta. Una volta ottenuta la forma definitiva, su quella venne sbruffata una camicia di gesso. All'interno del calco in negativo così ottenuto, colando uno strato di resina si passò a un positivo identico all'originale. Il positivo in resina fu dato in mano a un tecnico pantografo che restituì l'opera finita in marmo e le cui tracce di passaggio della macchina sono tutt'ora visibili. Su quella, Davide abbozzò piccole rifiniture e quei dettagli che da progetto dovevano risultare più evidenti: una mano, che risulta essere presa a modello da quella del Dormino stesso, e un piede, per cui posò l'artista bulgaro Bogdan Konstantinov Patachev, amico e collega dei tre ragazzi dello studio d'arte.

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"Spesso mi tornano alla mente, chiare più che mai, le immagini di quella giornata di primavera in cui davide, a torso nudo, e Bogdan, scalzo, menano con forza sulla pietra per divertirsi nel togliere qualche spigolo di troppo, mentre un pubblico improvvisato di amici è sdraiato in contemplazione di questa giornata sul prato del mio giardino.

Sono tutti lì, e stanno tutti sorridendo; siamo lì, non ci vedete?!"


Scheda tecnica e breve rassegna stampa

    

Scultura realizzata antecedentemente alla beatificazione e alla successiva proclamazione a Santo del frate di Pietrelcina



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