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- HERMES - panoramica sulle opere di Federico Caramadre


La ricerca estetica

Tratto da "Il Diario di Hermes"; Federico Caramadre - 2000

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LA RICERCA

Si può ancora dire che l’arte risieda nel suo prodotto piuttosto che nel suo stesso comporsi?

E la sua "messa in opera" non dipende forse anche dal sistema adottato?


Questo studio, applicato alla ricerca artistica in una sua pur ampia accezione, parte, per me, dalle seguenti indagini, seppure in tempi e con strumenti diversi:

- uno studio pittorico, che trova la sua teorizzazione nel breve saggio dal titolo “Dentro l’immagine” (1990);

- uno studio/applicazione dell’essere "attore”, esperito nel mondo della realtà quotidiana, secondo un chiaro progetto estetico di "messa in scena permanente" di criteri teorici base a seguire presupposti quali “stile”, “tema”, “forma” e “contenuto”. Progetto-azione attuato in tempo reale e contestualizzato nell'arco di un periodo (“mondo” e “Casa di Latta”; 1989-1999);

- una tesi di ricerca su presupposti storici (“Dal Gotico delle forme architettoniche al gotico dell’attuale formalismo”; 1988);

- una recherche letteraria (serie: “De Arachnes lessellato opere”) da cui è estratta una filologia teatrale e videofilmica.

 

Considerazioni sulla struttura del format artistico-multimediale

La velocità applicata all’immagine, derivata dalla tecnologia, che parcellizzandone le parti permette di tramutare le informazioni visuali in numeri (passaggio dalla materia all’analogico, al digitale, al sintetico, al corticale) e, intervenendo su questi, consente di creare una nuova sintesi, dal punto di vista formale, di tipo virtuale, restituisce l’immagine stessa come una mole di dati da reinterpretare e rileggere in un momento finito, istante unico, multiplo e imprescindibile, che ne consente la sua riconoscibilità (ovvero: strutturazione del campo immagine in pixel, codici numerici, campiture di colore… - v.di “Dentro l’immagine - arte contemporanea”).

Detta "parcellizzazione", applicata a particolari sistemi di ripresa, o di lavorazione dell'immagine, permette anche di creare fotogrammi del tutto nuovi, o immagini “intermedie” dal loro punto di "origine" a quello di destinazione.

L’interpolazione è uno di questi sistemi, e,  utilizzata in un percorso filmico, è in grado di raccontare ancora per sintesi qualcosa che non è mai stato realmente ripreso dalla macchina (ovvero riprodotto naturalisticamente), bensì creato "a tavolino", di certo sulla base di una piattaforma reale, ma invero frutto di pura progettazione.

Lo studio di questi sistemi, per lo più basati sul rapporto spazio/tempo, che siano di tipo pittorico, fotografico o cinematografico, e comunque di gestione mimetica dell’immagine, porta a considerare che la realtà, così come la conosciamo e intendiamo, è solo una questione di percezione, o, in altre parole, di come "pensiamo" possa essere. Tutte le problematiche relative al rapporto di spazio e di tempo andrebbero dunque rivedute implicando,  in un’analisi strutturale di queste stesse categorie, la messa in discussione di ciò che allo stato attuale possiamo considerare come “realtà”.

Un esempio in libertà: immaginiamo per un istante quei numeri che in tecnologia costituiscono e compongono un campo immagine. Se osservassimo i codici numerici scorrere molto velocemente su di un monitor, il nostro occhio certo non avrebbe accesso alla lettura dell’insieme, non potrebbe cioè ri-conoscere quella immagine che quei medesimi codici in condizione di staticità comunque rappresentano (“significano”) e rendono riconoscibile attraverso la lettura e la codifica di un computer, di una macchina molto meno sofisticata dell’occhio umano, per cui, quei segni, o simboli, sono la componente di forme e colori, semplicemente solo raccontate con un altro "linguaggio". Allo stesso modo in cui leggendo una serie di codici genetici non saremmo sicuramente in grado di ri-comporre visivamente l’essere unico che ne deriva.

La progettazione permette entrambe le cose.

È forse un “caso” che arte e scienza si guardino reciprocamente?

Vediamo forse solo quel che "pensiamo" di vedere? Oppure più semplicemente vediamo quel che sappiamo, che "ri-conosciamo"?! E se fossimo convinti di vedere altro?

Si può ancora dire che l’arte risieda nell’idea dell’applicazione piuttosto che nel suo "comporsi"?

E il suo "farsi in opera" compiuta non dipende forse sia dall’idea iniziale che dal mezzo scelto per la sua realizzazione?


 

Schema cronologico dei media utilizzati nella ricerca per la realizzazione delle opere:

Prima fase 1987 Medium “materico” – composizione della forma
Seconda fase 1992 Medium “analogico“ – trasformazione della forma
Terza fase 1993 Medium “digitale“ – scomposizione della forma
Quarta fase 1987/2000 Medium “sintetico” – creazione
Quinta fase 1997/2000 Medium “corticale” – sintesi

 

Medium “corticale” - Alcune applicazioni biennio 1998-2000:

Incontri d’Estate - rassegna di arti visive – teatro - musica
Animus respiciens sum - video
Il morso del ragno - percorso fotografico
De Porcellanae Fragilitate - spettacolo teatrale
Dalla Colonia Subnormale - romanzo
Atelier Hermes - studio di interior design
Hermes Art Studios - programma di diffusione delle arti
Solitudo - mostra fotografica e video
Rosa Rosæ - spettacolo teatrale

L’Arte è la Ricerca.

Il resto sono solo Applicazioni.

La Bellezza sarà Convulsa, o non sarà.

FCR; 2000

© “La ricerca estetica”; Federico Caramadre; 2000
(Tratto da “Il Diario di Hermes”; Federico Caramadre Ronconi; 2000)

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