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SDF Sans Domicile Fix

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Pubblicazione a catalogo.
Tascabile
HERMES EDIZIONI

Categoria:

Descrizione

Federico Caramadre, durante la sua permanenza parigina, dal 1993 al 1995, ha elaborato una serie di fotografie in bianco e nero incentrate sulla vita dei Clochard dal titolo Sans domicile fix.

Il valore “tecnico” delle immagini è giocato su calibratissimi equilibri spaziali, geometrie misurate, impeccabili ritmi formali. Gli scatti di una reflex, in condizioni di luce spesso estreme, senza guardare in macchina, rivelano una straordinaria sensibilità verso l’inquadratura. Soggetti “non protagonisti”, “non attori”, mantengono intatto, in una sequenza dal carattere antropologico, il proprio livello di spontaneità e visibilità. Visibilità oggi sempre più precaria per leggi che consentono di riprendere un cittadino 300 volte al giorno ma vietano l’uso di macchine fotografiche in metropolitana trascinando nell’oblio anche coloro che di quella metropolitana hanno fatto la propria dimora.

Piera Peri

Scrive l’autore:

S.d.f. sans domicile fix

Senza fissa dimora, è una delle raccolte estratte da questa ricca serie di scatti, e di cui, qui, sono presenti alcuni esempi. Lo spirito della raccolta si potrà meglio ritrovare in un racconto, parte integrante del romanzo “La dance de l’araignée”, dal titolo “Le jardin de Lutèce”.

F.C.R.

Estratto da “La dance de l’araignée”; 1995

” « …Allora è partito, lei non lo ha più visto? Tanto meglio ». Mi dice il suo nome, quello che si è scelto lei: « Nadja, perché in russo è l’inizio della parola speranza e perché è soltanto l’inizio ».

Amico caro, al di là dei numerosi tracciati che sono stati imposti alla città di Parigi, ti spedisco la chiave per ricavarne uno nuovo e tutto tuo, itinerario discontinuo, duplice e sotterraneo, che potrai decidere o meno di seguire. Fra te e Breton ci sono delle affinità: i vostri “pomeriggi completamente inoperosi e piuttosto tetri” di cui avete il segreto, le vostre case che trascendono quelle nelle quali si vive di solito, di vetro la sua, di latta la tua, e poi quel dondolare privo di finalità che ti accomuna a lui, certi che sarà il caso a portarvi incontri che alla sua logica appartengono. Troverai nel libro molte foto; Breton è così, partecipa di una visione distorta del reale, fornendone poi, come consolazione, una talmente lucida da suscitare diffidenza. Ed io sono diffidente. Lo sono nei tuoi confronti. Qualcosa, comunque, mi lega a te. Prova a leggere dietro le foto. Fammi sapere. Ti bacio “.

 

Cenni critici:

Paesaggi Figure e Passaggi: quasi un racconto
Collezioni fotografiche parigine di Federico Caramadre Ronconi

di Memmo Giovannini

Lo strumento fotografico rappresenta sempre, per sue stesse caratteristiche intrinseche, una sorta di anello di congiungimento fra due esigenze apparentemente contraddittorie: la documentazione storico-sociale e la ricerca di carattere estetico. Esigenza che l’esperienza fotografica più recente e consapevole ha pienamente messo in luce e variamente composto.

Il lavoro di Federico Caramadre si pone nel cuore di tale bipolarità: documentaria e semiologica. Le foto raccontano i paesaggi, le figure e i passaggi di varie realtà, tuttavia, al di là di un immediato impatto solo apparentemente documentaristico, esse tendono a cogliere un clima, una spiritualità, un ambiente, un modo di essere, un ritmo incalzante di una sintassi asciutta, che non concede nulla al compiacimento folkloristico.
I paesaggi, le figure e i passaggi divengono spie significanti di una esperienza poetica, ricchi di tensioni e inventiva, carichi di rimandi allusivi e culturali. Questa ricerca fotografica va avanti nella narrazione attraverso gli indizi, le tracce di una partitura musicale. Il trabocchetto presentato da soggetti simili spesso è l’enfasi, la retorica: l’autore lo ha saputo evitare ricorrendo all’allusione, facendo parlare più le assenze che le presenze o palesando a tal punto le presenze da sottintendere un paradosso. Nessuna forzatura, nessuna ricerca del suggestivo senza un fine altro, ma soprattutto attenzione a certi fattori, come la luce e le ombre, che servono a mettere in risalto i significati più profondi dei paesaggi, delle figure e dei passaggi.

Domenico Giovannini

La collezione è stata esposta negli anni a Roma – La Camera Verde (Testaccio) e Libreria Odradek (via dei Banchi Vecchi) e a Viterbo – Galleria d’arte Il Ridotto (Palazzo Mazzatosta).

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